Mario Tozzi è il nuovo testimonial di Uretek

18/11/2011

Mario Tozzi è il nuovo testimonial di Uretek
Siamo felici di presentarvi la nuova collaborazione fra il famoso divulgatore scientifico e geologo Mario Tozzi e Uretek.
Mario Tozzi è diventato il nostro testimonial e, pertanto, tutti i mesi condividerà con noi alcune sue riflessioni su diverse tematiche importanti per Uretek.
Abbiamo colto l'occasione di un incontro per intervistarlo.

D: Dott. Tozzi, che ha tanto a cuore le tematiche ambientali, pensa che l'edilizia moderna sia sufficientemente rispettosa dell'ambiente?

R: In linea di massima non lo è molto, però ci sono diverse punte di eccellenza. In Italia, dove si utilizza molto il cemento, poco il legno e gli altri materiali, le nuove tecnologie e le nuove prospettive costruttive non sono ancora così diffuse come in altre parti d'Europa.   Ci sono però delle eccezioni anche in Italia dove, per esempio nel Nord-Est, si usano materiali più rispettosi dell'ambiente. Mi sembra che il settore edilizio, generalmente, sia in ritardo rispetto alla sostenibilità dei materiali da costruzione e delle tecniche costruttive tranne che per le punte di eccellenza appena accennate, che piano piano trascineranno anche il resto. Penso, infatti, che sia soltanto una questione di tempo.

D: Per garantire che un determinato intervento edilizio sia realizzato nel rispetto dell'ambiente quanto sono importanti le certificazioni in materia? R: Sono importantissime perché danno una misura oggettiva, reale, non dipendente dalle impressioni personali o dagli interessi, di quanto una certa azienda abbia fatto in proposito. Dunque sono il biglietto da visita, il Bollino Blu per così dire, ciò che fa la differenza.

D: Per i propri interventi, Uretek dispone di un certificato rilasciato dall'Università di Padova che attesta che "se un sito non inquinato all'origine viene trattato con resina Geoplus, rimane non inquinato". In questo caso il terreno trattato può essere smaltito come un normale inerte? R: Dal punto di vista "de facto" sì, nel senso che non assume le caratteristiche di un rifiuto speciale. Non conosco la legislazione vigente in questo campo così approfonditamente, ma dal punto di vista pratico mi sembra che possa essere un rifiuto assimilato agli altri.
È pur vero che nel caso dell'Aquila non è stato possibile smaltire tutto il materiale dei crolli come un rifiuto solido urbano e parte di esso ha dovuto essere trattato come un rifiuto speciale, ma, in linea di principio, il fatto che il trattamento non apporti variazioni in termini d'inquinamento, significa che il terreno trattato rimane com'era prima e che dunque dev'essere smaltito come se non avesse subito alcun trattamento.

D: Nel suo prestigioso curriculum compaiono numerose collaborazioni con enti ed istituti internazionali. Come giudica gli sforzi che il nostro paese rivolge alla tutela dell'ambiente rispetto a quelli dei paesi stranieri? R: Beh, complessivamente, siamo ancora indietro in tutti i campi. Negli altri paesi la tutela dell'ambiente si basa direttamente sulle conoscenze scientifiche, trasferite successivamente a livello industriale e commerciale. Da noi non è ancora così, nel senso che la tutela dell'ambiente è ritenuta quasi una moda. Qualche volta, specialmente nel comparto edilizio, si pensa che se si dovesse dar retta a chi parla di sostenibilità ambientale sarebbe necessario spendere molto, mentre invece nel lungo termine si risparmia poiché una casa ben trattata, ben coibentata, fa spendere di meno e così vale anche in campi diversi da quello edilizio. Mi sembra che da questo punto di vista siamo un po' in ritardo, per quello che ho potuto vedere viaggiando per il mondo, ma immagino che anche in questo caso sia una questione di tempo e che, a un certo punto, la legislazione europea predisporrà regole che, se non rispettate, porteranno ad infrazioni. Credo inoltre che sia una questione di cultura e che, piano piano, essa si diffonderà. Già adesso, sempre nella parte settentrionale del nostro paese, sono diventate comuni molte pratiche che lo erano già da tempo in altri paesi.

D: Un'ultima domanda: l'attività di Uretek è per lo più rivolta alla conservazione di edifici esistenti. Ritiene che la tutela e la riqualificazione del patrimonio edilizio già costruito possa considerarsi un approccio ambientalista alla crescente domanda di nuovi spazi residenziali? R: Sì, decisamente sì. La possibilità d'intervenire su quello che c'è già in Italia è fondamentale per due ragioni. La prima è che il patrimonio costruito sul territorio Italiano è molto molto vasto, pari a parecchi metri cubi e quindi non è una buona cosa occupare ancora territorio.
Siamo orgogliosi di presentarvi la nuova collaborazione fra il famoso divulgatore scientifico e geologo Mario Tozzi e Uretek.
Mario Tozzi è diventato il nostro testimonial e, pertanto, tutti i mesi condividerà con noi alcune sue riflessioni su diverse tematiche importanti per Uretek
Abbiamo colto l'occasione di un incontro per intervistarlo.

D: Dott. Tozzi, che ha tanto a cuore le tematiche ambientali, pensa che l'edilizia moderna sia sufficientemente rispettosa dell'ambiente? R: In linea di massima non lo è molto, però ci sono diverse punte di eccellenza. In Italia, dove si utilizza molto il cemento, poco il legno e gli altri materiali, le nuove tecnologie e le nuove prospettive costruttive non sono ancora così diffuse come in altre parti d'Europa. Ci sono però delle eccezioni anche in Italia dove, per esempio nel Nord-Est, si usano materiali più rispettosi dell'ambiente. Mi sembra che il settore edilizio, generalmente, sia in ritardo rispetto alla sostenibilità dei materiali da costruzione e delle tecniche costruttive tranne che per le punte di eccellenza appena accennate, che piano piano trascineranno anche il resto. Penso, infatti, che sia soltanto una questione di tempo.

D: Per garantire che un determinato intervento edilizio sia realizzato nel rispetto dell'ambiente quanto sono importanti le certificazioni in materia? R: Sono importantissime perché danno una misura oggettiva, reale, non dipendente dalle impressioni personali o dagli interessi, di quanto una certa azienda abbia fatto in proposito. Dunque sono il biglietto da visita, il Bollino Blu per così dire, ciò che fa la differenza.

D: Per i propri interventi, Uretek dispone di un certificato rilasciato dall'Università di Padova che attesta che "se un sito non inquinato all'origine viene trattato con resina Geoplus, rimane non inquinato". In questo caso il terreno trattato può essere smaltito come un normale inerte? R: Dal punto di vista "de facto" sì, nel senso che non assume le caratteristiche di un rifiuto speciale. Non conosco la legislazione vigente in questo campo così approfonditamente, ma dal punto di vista pratico mi sembra che possa essere un rifiuto assimilato agli altri.
È pur vero che nel caso dell'Aquila non è stato possibile smaltire tutto il materiale dei crolli come un rifiuto solido urbano e parte di esso ha dovuto essere trattato come un rifiuto speciale, ma, in linea di principio, il fatto che il trattamento non apporti variazioni in termini d'inquinamento, significa che il terreno trattato rimane com'era prima e che dunque dev'essere smaltito come se non avesse subito alcun trattamento. D: Nel suo prestigioso curriculum compaiono numerose collaborazioni con enti ed istituti internazionali. Come giudica gli sforzi che il nostro paese rivolge alla tutela dell'ambiente rispetto a quelli dei paesi stranieri? R: Beh, complessivamente, siamo ancora indietro in tutti i campi. Negli altri paesi la tutela dell'ambiente si basa direttamente sulle conoscenze scientifiche, trasferite successivamente a livello industriale e commerciale. Da noi non è ancora così, nel senso che la tutela dell'ambiente è ritenuta quasi una moda. Qualche volta, specialmente nel comparto edilizio, si pensa che se si dovesse dar retta a chi parla di sostenibilità ambientale sarebbe necessario spendere molto, mentre invece nel lungo termine si risparmia poiché una casa ben trattata, ben coibentata, fa spendere di meno e così vale anche in campi diversi da quello edilizio. Mi sembra che da questo punto di vista siamo un po' in ritardo, per quello che ho potuto vedere viaggiando per il mondo, ma immagino che anche in questo caso sia una questione di tempo e che, a un certo punto, la legislazione europea predisporrà regole che, se non rispettate, porteranno ad infrazioni. Credo inoltre che sia una questione di cultura e che, piano piano, essa si diffonderà. Già adesso, sempre nella parte settentrionale del nostro paese, sono diventate comuni molte pratiche che lo erano già da tempo in altri paesi. D: Un'ultima domanda: l'attività di Uretek è per lo più rivolta alla conservazione di edifici esistenti. Ritiene che la tutela e la riqualificazione del patrimonio edilizio già costruito possa considerarsi un approccio ambientalista alla crescente domanda di nuovi spazi residenziali? R: Sì, decisamente sì. La possibilità d'intervenire su quello che c'è già in Italia è fondamentale per due ragioni. La prima è che il patrimonio costruito sul territorio Italiano è molto molto vasto, pari a parecchi metri cubi e quindi non è una buona cosa occupare ancora territorio.
Il consumo di suolo in Italia è veramente esagerato rispetto agli altri paesi del mondo: in Italia si consumano ogni anno circa duecentomila ettari di suolo fra nuove cementificazioni, nuove costruzioni, nuove abitazioni, nuove ristrutturazioni e incendi. Il territorio che si perde in questo modo è enorme. Per intenderci, in un paese come l'Inghilterra se ne consumano diecimila all'anno. Ciò vuol dire che c'è una certa disparità rispetto ad altri paesi, dunque intervenire sull'esistente è meglio che costruire. La seconda ragione è che il patrimonio costruttivo italiano è spesso di grandissimo pregio storico, artistico e monumentale e dunque va protetto a maggior ragione. C'è un altro motivo: in Italia c'è un rischio naturale elevato soprattutto a causa di terremoti e alluvioni, in questo caso si deve intervenire necessariamente per salvare delle vite. È sicuramente meglio se questa serie d'interventi è fatta su ciò che esiste e che è già costruito.
Il recente crollo di Barletta, seppure al momento non dipendente da cedimenti del terreno, riporta tristemente alla memoria quanto siano fragili le costruzioni sul territorio italiano e quanto sia delicato intervenire; l'uso di resine ecologiche permette di ridurre in maniera consistente il rischio di cedimenti strutturali dovuti a problemi del sottosuolo.