Cenni Storici

La tecnica dell’iniezione è stata applicata per la prima volta dal francese Berigny nel 1802 per il risanamento di murature subacquee, mediante malte di cemento e pozzolana. Egli ideò una pompa a percussione installata direttamente nei fori di iniezione, e questo metodo si sviluppò in Francia e Inghilterra nella metà del 1800.

In Italia ha avuto un notevole incremento principalmente nel periodo della ricostruzione postbellico, in connessione con la riparazione e la costruzione di numerosissimi impianti idroelettrici.

Recentemente l’utilizzo delle iniezioni ha preso campo in maniera preponderante nel settore della viabilità sotterranea, gallerie e linee metropolitane.

In principio si adottavano solamente sospensioni di cemento instabili, così denominate per la loro tendenza a sedimentare se non agitate; si potevano in tal modo trattare solo rocce fessurate ed erano quindi esclusi i terreni incoerenti.

Nel 1887 si cominciò ad estendere tale metodologia a terreni a granulometria più fine mediante l’iniezione separata (in uno stesso foro o in due fori vicini) di silicato sodico seguito da una soluzione di cloruro di calcio: tale metodo risultava comunque irregolare e costoso. Nel 1911 si cominciò ad usare il solfato di alluminio come reagente per iniezioni preliminari a iniezioni cementizie in rocce porose.

L’alto costo delle soluzioni in due fasi ha favorito l’introduzione di soluzioni uniche, in grado di gelificare in tempi brevi e quindi consentire una più ampia diffusione nel terreno: inizialmente sono state utilizzate miscele a base di silicato di sodio con vari tipi di reagenti inorganici, i quali però necessitavano di abbondanti diluizioni e come risultato finale si presentavano sotto forma di un gel di bassa consistenza, idoneo ad una semplice impermeabilizzazione.

Solo verso il 1957 si ottennero dei gel ad alta consistenza in modo più economico e razionale dei due sopra presentati: si tratta di miscele sempre di silicato sodico ma con reagenti organici che consentono di ritardare la presa e di regolarla con eventuali additivi.

Un’ulteriore evoluzione è cominciata una trentina di anni fa ed è tuttora in corso: essa consente l’iniezione nei mezzi porosi più fini, conferendo resistenze di ordine anche elevatissimo. Si tratta delle soluzioni a base di resine organiche, le quali possono avere una viscosità iniziale inferiore rispetto ai casi precedenti e mantenerla costante in un intervallo di tempo regolabile, fino alla presa.

Un’importante categoria intermedia fra le soluzioni instabili di cemento e le soluzioni chimiche è data dalle soluzioni stabili, per l’impermeabilizzazione e il consolidamento di ghiaie e sabbie, fino ad un certo limite di finezza granulometrica.  Tra le più diffuse vi sono le soluzioni stabili di argilla e cemento, spesso con preferenza alla bentonite rispetto alle comuni argille.

Si sono andate via via perfezionando anche le miscele impermeabilizzanti di bentonite deflocculata e stabilizzata e, per l’impregnazione di terreni granulari, le emulsioni di bitume stabilizzate col procedimento Solètanche ed i lignocromati (liscive ligno-sulfitiche con aggiunta di bicromato di potassio o di sodio).

In Giappone è stato sviluppato un metodo di iniezione chiamato CCP (Chemical Churning Pile) che consiste nel proiettare ad altissima pressione delle opportune miscele cementanti a rapida presa, tali da migliorare le caratteristiche meccaniche del mezzo da stabilizzare. Questo permette di consolidare un’ampia varietà di terreni, dalle sabbie alle argille, indipendentemente dai legami tradizionali tra permeabilità e viscosità delle miscele, dato che il terreno viene mescolato con il prodotto iniettato.